Chiusi per ferie.

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Antipasti

Terra margia – suriaca a pusiedu, polpo e crema di verza
Li fungi cu l’uovo – uovo, porcini, speck d’anatra e limone
Salmone, caprino, finocchi, arancia e noci
Crudo di gambero rosso, bufala, broccoli e mandorle

Primi

Spaghettoni, astice e pistacchi
Capodanno a casa mia ravioli, pasta reale, scarola
Piselli, gamberetti e ricotta affumicata
Gnocchi di patate con porcini, zucca e capicollo

Secondi

Matteo …. un anno dopo– maialino da latte, senape e rucola
Sciabola, peperoni, capperi e lime
Una scalata al Partenone – agnello, vaniglia e salsa tzatziki
Barcellona … a modo mio – baccalà, pomodori verdi, cruschi

Formaggi

Pecorino semi stagionato delle Serre – Calabria
Pecorino stagionato di Gerace – Calabria
Pecorino di Filiano DOP – Basilicata
Pecorino di Pienza, stagionato in foglie di noce – Toscana
Pecorino stagionato in grotta – Emilia Romagna

Dessert

Il Classico – millefoglie, cioccolato e frutti natalizi
Strudel di mele espresso con crema al rum
Fiorindo’s Christmas panettone artigianale e gelato

Degustazione

4 portate: 1 antipasto, 1 primo, 1 secondo, 1 dessert, vini esclusi
6 portate: 2 antipasti, 2 primi, 1 secondo, 1 dessert, vini esclusi

Se i miei nonni paterni fossero ancora vivi berrebbero senza alcun dubbio l’Aris di Sergio Arcuri… da versare dolcemente!

Conoscendo il titolare, e avendo la consapevolezza che “il cane somiglia sempre al padrone”, non potevo che aspettarmi un vino brioso, allegro e spensierato. Questa è l’impressione trasmessami da Sergio quando mi portò il suo vino per la degustazione e l’inserimento nella carta dei vini dello Zenzero.
L’impressione di chi fa il vino per puro divertimento, come lo si faceva una volta, mi allieta e mi lascia stupito.

Le sue spiegazioni : “io lo fermento nelle vasche di cemento”, mi racconta e ride, sbeffeggiando mezza Calabria, parlandomi della sua terra baciata dal sole 360 giorni all’anno, mi illustra la brochure dell’azienda e continua: “vedi? qui stiamo zappando, non usiamo diserbanti, solo zolfo e poco rame perché a Cirò le piogge sono rare in estate: “questa è la mia uva, non l’ho mica presa da internet la foto, l’ho fatta io con il mio iPhone!”.
La spensieratezze e la dedizione di chi ama la natura e la vigna e la vive ogni giorno facendoci quasi l’amore.
Un vignaiolo allegro il caro Sergio che racconta, con questo succo, la storia vera della nostra terra: quella del Gaglioppo in purezza. 100% Gaglioppo, 100% passione.

bottiglia_aris

Elegante la bottiglia e originale il logo, sembra quasi di ritrovare nel bicchiere un cerchio con diverse sfumature libere e sinuose. Il colore rosso “scarico” (da buon gaglioppo) riesce a far scrutare il fondo del bicchiere – come un vino da “cantina” – ma decisamente fresco in bocca e speziato.
“Non farti spaventare dal residuo: lo troverai sicuramente ma è un residuo buono, un residuo da mangiare”.
Pepe nero e frutti rossi fanno a botte per avere la meglio sulle papille gustative, liscio come un vino da scampagnata con gli amici, da chitarra e carne arrostita, quel vino che ti sembra di avere già assaggiato a casa del nonno, ma con quel tocco in più che ti lascia in bocca il sapore del sole e del sale.
Dopo il primo sorso non riuscirai più a farne a meno.

Unico Sergio, grande Calabria per un vino da versare dolcemente.

…Latte, latte e ancora latte!!!
Questo mese ho deciso di presentarvi un prodotto che ho scoperto da poco tempo ma che ormai troverete sempre nella degustazione di salumi e formaggi tipici calabresi del nostro ristorante.
Ricordo di averlo assaggiato la prima volta più o meno un anno fa ad una fiera organizzata da slow food nel centro di Catanzaro. Era un giorno piovoso, e pochissimi erano i visitatori.
Tra profumi di tartufo, la birra artigianale dei miei cari colleghi dell’agriturismo Calabrialcubo di Nocera Terinese, tra gammune di Belmonte di cui forse vi parlerò presto e il rosato, allora appena nato e neanche etichettato di Francesco De Franco della cantina A’VITA di Cirò, ho intravisto in lontananza in un piccolo stand tanti cubetti di formaggio infilzati con uno stecchino e con curiosità mi sono avvicinato.
Chiedo cosa fosse e un po’ di informazioni sulla produzione, leggo una brochure e ancora più curioso di prima mi preparo all’assaggio,scelgo un pezzettino ben stagionato, chiudo gli occhi e assaporo con meraviglia cotanto splendore.
Dalla scorza leggermente croccante quando è fresco, uniforme e quasi inesistente quando invece stagionato questo caciocavallo è un gioiello che colpisce i cinque sensi in modo limpido ed esponenziale.
Guardare quella “provoletta”, (dai 400 g. ai 3 kg.), toccarla, annusarla, mi riporta alla mente ricordi d’infanzia, la bellezza di quando da bambini, forse per farci stare un po’ calmi, la mamma o il papà ci facevano assaggiare un piccolo bocconcino di mozzarella o una striscia di pasta filata mentre loro facevano le provviste al caseificio, non ditemi che non vi è mai capitato.
Quel sapore di “latte salato”, ancora tiepido e morbido regala da sempre momenti di assoluto appagamento.
Questo formaggio, oltre ad essere passato in una salamoia prima di venire appeso a coppia alla pertica ha una particolarità straordinaria che probabilmente lo differenzia dal caciocavallo tradizionale: il latte di vacca che viene coagulato con caglio naturale di capretto è ancora crudo, e quindi è per questo che si sente tutto il sapore del latte.
Usarlo nei ripieni o grattuggiato esalta il sapore delle pietanze anche se io sinceramente ve lo consiglio come casaro l’ha fatto. Un grande presidio slow food dunque che non ha bisogno si altre presentazioni.
Assaggiatelo e mangiate questa fetta di puro latte, latte e ancora latte.
Ah, fatemi sapere!!!